LA RICERCA SOSTIENE CHE LO ZUCCHERO DANNEGGIA IL CERVELLO

Il cervello è un rgano che non si rigenera, in quanto le cellule cerebrali che lo compongono (i neuroni) non si replicano, rimanendo le stesse da quando raggiungiamo la vita adulta fino alla nostra morte. Dovremmo mantenere in ottimo stato i neuroni, evitando che siano coinvolti in un processo degenerativo (Alzheimer) o che inizino ad alterare la loro produzione di neurotrasmettitori (serotonina, dopamina e noradrenalina), fondamentali per governare il nostro corpo. Per esempio il Parkinson è dovuto all’incapacità dei neuroni di produrre dopamina.

Il buono stato del nostro cervello ci preserva da malattie come la depressione (che porta alla schizofrenia ed altre malattie mentali) e ci assicura un’esistenza felice.

La classe medica ci raccomanda di avere cura del nostro cervello e con l’avanzare dell’età, di mantenerlo attivo con esercizi mentali specifici. I medici affermano che lo zucchero è fondamentale per il funzionamento dei neuroni; quindi un’alimentazione a base di carboidrati, a sentire loro, è importante proprio per tale motivo.
Indubbiamente è vero che i neuroni hanno bisogno di glucosio, ma non di assumerlo come facciamo oggi.Sarebbe come paragonare una doccia calda ristoratrice fatta nel vostro bagno, con qualcuno che vi bagna con un idrante dei vigili del fuoco.

Il meccanismo equilibrato del cervello che sa gestire bene una normale quantità di glucosio viene stravolto però dall’azione dell’insulina. Sotto l’effetto di questo ormone, subiamo un “up and down” dovuto prima al picco e poi al calo glicemico. 
Infatti come i ricercatori hanno studiato, sotto l’effetto dell’insulina che viene prodotta per effetto dell’ingestione di zuccheri ci sarà un “up and down” dovuto prima al picco e poi al calo glicemico. 
L’insulina inibisce l’accesso ai neuroni degli aminoacidi necessari a produrre la dopamina e la noradrenalina. Infatti utilizza le molecole che trasportano gli aminoacidi, ma solo per trasportare all’interno dei neuroni, il triptofano (precursore della serotonina). Per tale motivo i neuroni potranno solo produrre la serotonina e lo faranno in maniera eccessiva. Ciò causerà un grande squilibrio che noi percepiremmo come un picco di euforia e benessere. 

Purtroppo dopo due ore interviene (per il calo glicemico) il cortisolo, l’ormone dello stress, che a sua volta accelera il trasporto dei precursori della dopamina e della noradrenalina.
Questi due neurotrasmettitori generano anche insoddisfazione e frustrazione. Il nostro cervello ed i nostri pensieri con l’intrusione del cortisolo, subiscono un “up and down”, che modifica involontariamente sia le nostre sensazioni che il normale equilibrio dei neuroni.
Uno studio del 2012 condotto dai ricercatori dell’UCLA su delle cavie da laboratorio ha scoperto che una dieta ricca di fruttosio (che è semplicemente un altro modo di indicare degli zuccheri) danneggia la memoria e l’apprendimento letteralmente rallentando il cervello.Livelli cronici di zucchero troppo alti nel sangue sono stati anche collegati alle infiammazioni cerebrali. E come suggerito da diverse ricerche le neuroinfiammazioni potrebbero essere una delle cause della depressione.

Gli adolescenti potrebbero inoltre essere particolarmente vulnerabili agli effetti degli zuccheri sull’umore. Un recente studio condotto su cavie in fase di sviluppo, condotto dai ricercatori della Scuola di Medicina della Emory University, ha scoperto che una dieta ricca di zuccheri contribuisce a depressione e comportamenti ansiosi.

Degli studi hanno inoltre rilevato che le persone che seguono una dieta ricca di cibi elaborati – che tipicamente contiene una grossa quantità di grassi saturi, zuccheri e sale – rischiano maggiormente di cadere in depressione rispetto a coloro che seguono una dieta più salutare.

Al contrario, dicono gli esperti, un’alimentazione a base di carne, pesce, frutta e verdura (com’era la nostra dieta ancestrale), fornisce le giuste quantità di aminoacidi per produrre i neurotrasmettitori e nello stesso tempo, lascia al nostro cervello la scelta di utilizzarli nei modi e nei tempi che ritiene necessari (in un perfetto equilibrio). In effetti dovrebbero essere i nostri pensieri a generare il nostro stato d’animo (attivando i giusti neurotrasmettitori) e non il contrario. Se i neuroni sono obbligati ad utilizzare un determinato neurotrasmettitore, anche il nostro stato d’animo cambierà in base a questo, senza la nostra volontà. 

Tale meccanismo è anche alla base della nostra dipendenza dai carboidrati. Difatti il nostro cervello è sempre alla ricerca di benessere, quindi dopo aver provato la sensazione di calma della serotonina (una vera dose da cavallo), ci spinge alla ricerca di cibi zuccherati o di carboidrati, per ritornare a quella sensazione di serenità. Il fenomeno è ancora più forte (compresa la voglia che ne deriva), quando siamo nella fase del calo glicemico o quando siamo stressati 
Non a caso quando siamo depressi o delusi da qualcosa, affoghiamo i nostri dispiaceri nella cioccolata o nel gelato. Anche da questo deriva il nostro desiderio di cibi ricchi di carboidrati e zuccheri, perché il nostro cervello avverte la mancanza di quei picchi di serotonina.

Tornare ad un’alimentazione equilibrata, permetterà al nostro cervello di disintossicarsi dagli eccessi di serotonina, senza più avvertire la necessità d’ingerire zuccheri e carboidrati, stabilizzando l’umore, diminuendo gli scatti d’ira, l’irrequietezza e l’insoddisfazione.

Rispondi