CON CIBO, YOGA E MEDITAZIONE SI INFLUENZANO I GENI

“Con il cibo che mangiamo, con il movimento che facciamo e con la vita spirituale che conduciamo possiamo influenzare l’azione dei nostri geni”. 
Parole di un famoso medico epidemiologo italiano, Franco Berrino, mentre illustra le nuove scoperte del Dipartimento di medicina predittiva e per la prevenzione dell’Istituto nazionale dei tumori. 
«È vero che i nostri geni non li cambia nessuno e li abbiamo ereditati dai nostri genitori – annuncia il medico ed epidemiologo – ma possiamo modificarne il funzionamento». 
Come?

Con il CIBO, innanzitutto. 
La dieta ideale è a prevalenza vegetale, con frutta e verdure di stagione, basata su cibi non raffinati e su una varietà di cereali integrali e legumi.

Poi c’è la MEDITAZIONE. «Esistono ricerche anche sugli effetti epigenetici dello YOGA- precisa Berrino -: non significa che guariamo le malattie con la meditazione, ma che una pratica simile può servire». 
Dalle recenti ricerche dell’Istituto nazionale dei tumori su un gruppo di meditatori esperti che si sono sottoposti a un prelievo prima e dopo una sessione di otto ore di Mindfulness, è emerso che si inibiscono i geni dell’infiammazione e che vengono modificati anche quelli che regolano l’acetilazione degli istoni, enzimi che consentono o bloccano la lettura del Dna. 

Il messaggio per i pazienti? 
«Abbiate fiducia nei progressi della medicina e sappiate che si possono aiutare le terapie con l’alimentazione, l’attività fisica e la meditazione». 
La scienza è arrivata quindi a confermare quanto le sagge e millenarie filosofie orientali in materia di benessere e salute hanno sempre affermato.
La chiave decisiva della salute è il cibo: «Gli studi più convincenti sull’uomo riguardano la restrizione calorica: con meccanismi non del tutto chiari, attiva certi geni che fanno risparmiare energia e quindi rallenta anche la proliferazione cellulare». 
Detto con una manciata di parole: «Mangiando meno si vive di più». La lista delle sostanze presenti nei vegetali capaci di provocare effetti benefici a livello genetico è molto lunga: la genisteina della soia, il resveratrolo dell’uva rossa, la curcumina, l’epigallocatechina del tè verde, l’acido ellagico di mirtilli, fragole, noci e melograni. 

«Prendiamo la pillola che ci ha messo a disposizione il padreterno, torniamo a mangiare la grande varietà di cibi vegetali, non raffinati dall’industria, che la natura ci offre. Torniamo in cucina, in campagna a raccogliere le erbe selvatiche che contengono una quantità di sostanze che si perdono nei nostri orti. Può sembrare retorico, ma non lo è». Queste le parole di Berrino.

L’nvito è duplice: mettersi (con amore) ai fornelli e riscoprire la semplicità dei sapori. «So che non è possibile sganciarsi dalle logiche che ci impone la vita moderna – consiglia Berrino – ma occorre solo riflettere su quello che mettiamo dentro di noi. Non dobbiamo per esempio mangiare solo cibo sterile, ma sforzarci di recuperare la semplicità del nostro cibo. La gente ha paura di perdere di tempo, però così possiamo riacquistare serenità, un fattore che di per sé modifica l’espressione dei nostri geni».

Anche la scienza è arrivata a confermare che noi “siamo ciò che mangiamo”

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